CHIAVARI
 

S. Giacomo di Rupinaro

          

 
LOCALIZZAZIONE

   

          

Autostrada              Genova-Livorno,  casello Chiavari

                                   

Ferrovia                   Genova - La Spezia, stazione Chiavari

                                   

centro città              piazza S. Giacomo

 

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SCHEDA  DI  CATALOGAZIONE

 

DATAZIONE          

 

Fondazione                                                       prima fondazione: datazione incerta (IX sec.)

                                                                           chiesa attuale: 1637-1640

                                                                           facciata attuale: 1937-38

 

PROSPETTI

 

Facciata                                                            a salienti

 

Elementi architettonici e decorativi                architrave con croce ottagona dei Cavalieri Gerosolimitani

caratterizzanti

 

PIANTA

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro

 

 

Orientamento: ingresso-abside                     ovest-est

 

Tipologia                                                           architettura religiosa

 

Schema                                                             pianta longitudinale

 

Ingressi: In facciata                                          un portale ovest

Laterali                                               un portale nord, uno sud +uno est

 

Navate                                                               unica

 

Campate                                                           ---

 

Abside                                                               poligonale

 

Altari                                                                  XVII sec. nove altari; attualmente, un altare maggiore e sei laterali

 

Campanile                                                        zona absidale, lato destro

 

SISTEMA DI COPERTURA

Copertura:  navata centrale                            volta a botte unghiata

                     navate laterali                              ---          

 

ARTISTI – OPERE

 

Carlone Giovanni Battista                               Episodi della vita di S. Giacomo, post-1640, olio, cantoria

 

Carlone Giovanni Battista                               Martirio di S. Giacomo, post -1640, olio, coro ds.

 

Carlone Giovanni Battista                               Apparizione di S. Giacomo sul campo di battaglia, post -1640, olio, coro sin.

                                                                          

Chiarella Francesco                                        Coronazione di Maria, affresco,1878

 

De Negri D. Michele                                        N.S. dell’Orto, ancona, post 1838

 

De Negri D.Michele                                         Apparizione di S. Giacomo Maggiore  nella battaglia di Clavijo, affresco,1854

 

Galeotti Giuseppe                                            Cristo, Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo e la loro madre, olio su tela,1740 ca.

 

Galeotti Giuseppe                                            Vocazione di S. Giacomo e S. Giovanni, olio su tela, 1740 ca.

 

Olivari Paolo                                                     N. S. di Caravaggio, statua lignea,1827

 

Schiaffino Francesco                                      decorazione della nicchia per il quadro della Madonna di Caravaggio,1665 ca.,(in alto nel coro) 

 

artista ignoto                                                     N. S. di Caravaggio, olio, 1713

 

artista ignoto                                                     Apparizione di Cristo, olio su tela, II metà XVIII sec. ?, caponavata ds.  

 

artista ignoto                                                     Apparizione della Madonna a S. Bernardo, olio su tela, II metà XVIII sec.?, caponavata sin.

 

Ribera Jusepe detto lo Spagnoletto              N.S. della Guardia o N. S. del Carmine,statua lignea (XVII sec.)   

 

DESTINAZIONE

 

Originaria                                                          Titolazione: S. Jacobi de Arena, prima chiesa del litorale di Chiavari  con “cura d’anime”, con ospizio per i pellegrini diretti a S. Giacomo di Compostella

Attuale                                                               Chiesa Parrocchiale

 

       

                                                                        

                                                                                       

CENNI  STORICI

 

  

   Incerta è la data della prima fondazione della chiesa di S. Giacomo, ma secondo i Remondini, deve essere di poco posteriore al ritrovamento delle spoglie del Santo a Compostella (IX sec.). La titolazione S. Jacobi de Arena indica che la chiesa sorgeva presso una spiaggia: carotaggi effettuati in vicinanza della chiesa lo confermano, così come da recenti scavi è stata documentata una laguna costiera che a partire dal 5000 a. C. ha iniziato a colmarsi con i sedimenti portati a valle dal torrente Rupinaro. La chiesa era collocata lungo l’antica via litoranea utilizzata dai pellegrini diretti a S. Giacomo di Compostella e questo spiega la costruzione di un ospizio per i pellegrini annesso alla chiesa.

   Quando nel 1157 i Consoli genovesi decretano la costruzione del Castello di Chiavari come presidio genovese contro i limitrofi Conti di Lavagna, la chiesa di S. Giacomo rimane fuori della cinta muraria e diviene facile oggetto di devastazioni e ruberie. La sua  giurisdizione doveva estendersi dal mare alla valletta di Casale, da Gersuolo, dove erano le saline, alla via di S. Giovanni. Tra i benefattori che con lasciti provvidero ai restauri della chiesa dopo i numerosi danneggiamenti, i documenti ricordano Adelaide vedova Gandolfo e Cavarunco (testamenti del 5 giugno e dell’ 1 luglio 1222).

   La completa distruzione della prima chiesa avviene ad opera delle armate catalane il 4 agosto 1331; la ricostruzione ha luogo circa cinquanta anni più tardi, nel 1387, grazie alla famiglia de Vignolo che già vi esercitava il giuspatronato. Le vicende del passaggio dal patronato dei de Vignolo alla proprietà dei Cavalieri Gerosolimitani della Commenda di Pré a Genova sono assai complesse: il Garibaldi scrive che questi ultimi vi ponevano Rettori a reggerla come Parrocchia. Intorno alla metà del XV sec. la precettoria di S. Giacomo entra nell’orbita dei Fieschi, potente famiglia vicina al papato, che possedeva vasti territori nel Tigullio orientale e nell’entroterra: molti documenti attestano le loro proprietà a Chiavari e in Rupinaro, inframezzate a quelle dei Ravaschieri. 

   L’ 1 agosto 1555 Mons. Egidio Falceta, Vicario generale dell’Arcivescovo genovese Gerolamo Sauli, consacrava la chiesa a S. Giacomo Maggiore.

   All’inizio del XVII secolo il Rettore P. Agostino Lagorio fa costruire la torre campanaria, che nel 1746 aveva già quattro campane, cinque alla fine dell’Ottocento, secondo quanto riportano i Remondini.

   Nel 1635 gli uomini di Rupinaro inviano una supplica al Senato della Serenissima Repubblica di Genova affinché conceda il permesso di ricostruire la chiesa che minacciava rovina. Il progetto prevedeva una sede diversa dalla precedente, dal momento che il Capitano di Chiavari, Gio. Domenico Pallavicino scrive: “Visto il sito dove al presente è situata la Chiesa ed anche il sito dove si pretende far nuova fabbrica, considerato il tutto, dichiaro che convenga mutare il sito e servirsi della Canonica e il suo giardino e ivi fabbricar la Chiesa”. Il Senato approva la soluzione del Pallavicino con decreto del maggio 1636. Nello stesso anno viene nominato Rettore Padre Bartolomeo Solari, che il 27 agosto 1637, con rito solenne, pone la prima pietra della fabbrica della nuova chiesa, terminata nel 1640, con il coro rivolto a levante.

   Il visitatore priorale Simeone, che nel 1710 viene ricevuto solennemente in S. Giacomo di Rupinaro, può ammirare la nuova chiesa “con una sola nave assai larga”, i tre portali d’ingresso in legno sovrastati da tre grandi finestre. Simeone dedica particolare attenzione alla descrizione dell’organo seicentesco e della cantoria a scomparti con Episodi della vita di S. Giacomo di Giovanni Battista Carlone. Il visitatore apprezza anche i ricchi arredi sacri dell’altare maggiore, il coro con tredici sedili di noce intagliato, il leggio di noce e l’arma dei Cavalieri Gerosolimitani. A quella data sono presenti nella chiesa  nove altari e la visita del 1778 presenta una situazione immutata. I Remondini nel 1888 elencheranno invece sette altari.

   Con Domenico Bacigalupo da Chiavari, Vicario Foraneo, che fu Rettore dal 1782 al 1818, termina la dipendenza di S. Giacomo di Rupinaro dalla Commenda di S. Giovanni di Pré a Genova: come si è detto sopra il Commendatore aveva diritto di nominare il Rettore Parroco che portava una croce ottagona sulla spalla destra, in segno di sottomissione all’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. 

   Nel 1934 la comunità di Rupinaro decide di rinnovare la facciata della chiesa “a gloria di Dio, a suffragio e ricordo dei morti”: questa viene ricostruita negli anni 1937-38, su progetto dell’architetto senese Enrico Arturo Broggiani. Il 29 maggio 1938 si compie l’inaugurazione: unico segno esterno della lunga storia della chiesa, una Croce ottagona sopra l’architrave del portale, a ricordo dei de Vignolo e dei Cavalieri Gerosolimitani.

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, facciata, dettaglio dell’architrave del portale di ingresso con la Croce ottagona dei Gerosolimitani

 

 

 

 

 

 

 

DESCRIZIONE ARTISTICA

 

 

 

 

   La facciata novecentesca, a salienti, presenta sopra il portale d’ingresso, la scritta: “Non moriar, sed vivam et narrabo opera Domini”.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, facciata, 1937-38

 

   La chiesa attuale, di edificazione seicentesca, è pianta longitudinale con  una sola navata molto sviluppata in larghezza.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, interno

 

 Entrando, nella controfacciata sulla destra, vi è la statua lignea di Nostra Signora di Caravaggio di Paolo Olivari, datata 1827.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, controfacciata a ds., Paolo Olivari,  Nostra Signora di Caravaggio, statua lignea, 1827

                                                                                                     

   Originariamente vi erano nove altari: tre di fronte all’entrata e tre per lato; oggi , rimossi i due altari affiancati al maggiore, dove erano venerati S. Bernardo e S. Onofrio, la chiesa ha sette altari.

   Gli altari laterali sono sei, tre per lato:

-          il primo altare a destra è consacrato ai Santi in Gloria: San Pietro, Sant’Andrea, San Tomaso e Santa Caterina da Genova. Originariamente l’altare era intitolato a Santa Lucia, poi dal 1807 al 1838 a Santa Caterina Fieschi e infine a S. Pietro.

-          il secondo altare destro è dei Quattro Santi coronati, sotto la cui ancona stava il quadro di N. S. di Caravaggio, ora nell’ alto del coro.

-          il terzo altare destro presenta una statua lignea che i Remondini identificano come N. S. della Guardia o N. S.  del Carmine,  opera di Jusepe Ribera detto lo Spagnoletto (1588-1652).

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, III altare ds., Jusepe Ribera detto lo Spagnoletto, Nostra Signora del Carmine o Nostra Signora della Guardia, statua lignea, XVII sec.

 

-          nel soprapporta della caponavata destra, una grande tela identificata da M. Piezzo et al. come un Cristo risorto. A noi pare di poterla identificare come una Apparizione di Cristo secondo il motivo iconografico del Sanguis Christi, qui raccolto dal Santo in un calice, simbolo del Sacramento Eucaristico. Possiamo così rilevare un parellelismo simbolico tra il sangue che scende dal costato  di Cristo a riempire il calice sottostante, e il latte della Vergine che appare a S. Bernardo, donato per la salvezza di tutti gli uomini, nella tela che è il suo pendant nella caponavata sinistra.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, soprapporta caponavata ds., autore ignoto,  Apparizione di Cristo,  olio su tela

 

-          Nel presbiterio, l’altare maggiore (1776-1797), è opera di Gio. Batta Aprile, che nel 1790 continuò il lavoro con gli altari minori. Secondo il Garibaldi, ripreso dai Remondini, tutti gli altari sono stati disegnati da Francesco Schiaffino, ma questa attribuzione è stata messa in dubbio da altri studiosi.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, altare maggiore, 1776-1797

 

 In alto il quadro di N. S. di Caravaggio, l’immagine più venerata della chiesa (la sua festività ricorre il 26 maggio), donata nel 1713 dal Sacerdote  Emanuele Bernardo Rocca e innalzata poi sull’ altare maggiore nel 1726; la decorazione  della sua nicchia con putti e festoni è opera di Francesco Schiaffino (1765 ca.).

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, Francesco Schiaffino, nicchia sull’altare, marmo,1765 ca.; autore ignoto, N.S. da Caravaggio, ante 1713

 

-          Ai lati del presbiterio due grandi tele di Giuseppe Galeotti raffiguranti Storie di S. Giacomo (1740 ca.). Federico Alizeri, pur attribuendole a Giuseppe Galeotti, le identifica diversamente: “...due tele che ei fece pel presbiterio di San Giacomo che chiamano di Rupinaro entro le quali compose la vocazione del titolare all’apostolato, ed una storia di San Pietro”.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, presbiterio a ds., Giuseppe Galeotti,  Cristo, Giacomo, Giovanni figli di Zebedeo e la loro madre, olio su tela, 1740 ca.

Il soggetto della tela a destra è stato letto invece da noi come Cristo, Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo e la loro madre: Giacomo sovrasta con le braccia aperte le due figure inginocchiate davanti a Cristo, il fratello Giovanni e, secondo la nostra interpretazione, la loro madre, che in Matteo, 20, è chiamata soltanto la “madre dei figli di Zebedeo”. E’ lei che pone a Cristo la domanda cruciale, mentre nel Vangelo di Marco la domanda è posta direttamente dai due figli:“Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo  con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?” Gli rispose: “Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo.” Ed egli soggiunse:”Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”. (Matteo, 20, 20-23). Galeotti mostra nel rapporto tra le mani e gli sguardi il significato del dialogo: Cristo con la sinistra indica il cielo, mentre con la destra è rivolto alla donna che intercede per i figli.

Nella tela a sinistra, La vocazione di S. Giacomo e S. Giovanni, Cristo invita Giacomo (a sinistra) e Giovanni, pescatori figli di Zebedeo, a seguirlo. Sullo sfondo nella barca il padre. Leggiamo in Matteo, 4, 21-22: “Andando oltre,   vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono”.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, presbiterio a sin., Giuseppe Galeotti,  Vocazione di S.Giacomo e S.Giovanni, olio su tela, 1740 ca.

 

-          il coro ligneo con tredici scranni è ancora quello seicentesco descritto nella Visita del 1710.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, coro ligneo, XVII sec.

 

 

 

Nei soprapporta destro e sinistro del coro, sono due piccole tele (cm. 59,5×79,5), poco leggibili e molto rovinate, identificate da M. Piezzo et al., come Scene della vita di S. Giacomo e attribuite a Giovanni Battista Carlone. L’attività di questo pittore in S. Giacomo di Rupinaro (comunque post-1640), risulta documentata in maniera diversa e spesso contraddittoria dalle diverse fonti e dovrebbe essere chiarita e approfondita. Il soggetto della tela del soprapporta  destro è il Martirio di S. Giacomo: il Santo è al centro, inginocchiato e sopra di lui il carnefice sta per calare la spada. S. Giacomo fu processato a Gerusalemme e fatto decapitare da Erode Agrippa nel 44 d.C. ca.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, soprapporta ds. del coro, Giovanni Battista Carlone (attribuito a), Martirio di S.Giacomo, olio su tela, post 1640

 

Nella tela del soprapporta sinistro è l’Apparizione di S. Giacomo sul campo di battaglia: il soggetto è lo stesso che sarà ripreso nell’800 nell’affresco della conca absidale: qui il Santo campeggia su un cavallo bianco impennato che calpesta i Saraceni in rotta.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, soprapporta sin. del coro, Giovanni Battista Carlone , Apparizione  di S.Giacomo sul campo di battaglia, olio su tela, post 1640

 

-          Gli affreschi dell’ abside, con l’Apparizione di S. Giacomo Maggiore nella battaglia di Clavijo, sono opera del chiavarese D. Michele De Negri (1854): secondo la leggenda spagnola S. Giacomo apparve su un cavallo bianco a sostegno delle truppe di re Ramirez di Castiglia nella battaglia di Clavijo combattuta contro i Saraceni nel 930. Da allora il grido di battaglia degli spagnoli fu “Santiago!”

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, catino absidale, D.Michele De Negri, Apparizione  di S.Giacomo Maggiore nella  battaglia di Clavijo, affresco, 1854

 

-          nel soprapporta della sacrestia (caponavata sinistra), un grande olio con l’Apparizione della Madonna a S. Bernardo:come nella tela di soggetto analogo conservata nell’Oratorio della SS.Trinità a Lavagna, il Santo è rappresentato nell’abito bianco dei Cistercensi, inginocchiato davanti alla Vergine con il Bambino in una scena comune nell’iconografia del Santo, nota come Il miracolo del latte, qui trattata in modo appena accennato. In basso vicino al Santo, i suoi attributi iconografici: una mitra abbaziale (mentre altre volte sono rappresentate tre mitre vescovili ai suoi piedi, per simboleggiare il suo triplice rifiuto dell’episcopato) e sulla destra una figura incatenata, con volto e mano diabolici, simbolo della sua vittoria sull’eresia. E’ una tela meritevole di un’analisi del contesto iconografico locale per la Lanterna genovese sullo sfondo, identificata con certezza grazie al confronto con il Cristo crocifisso abbraccia S. Bernardo da Chiaravalle, olio di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, conservato nella chiesa di S. Maria della Cella a Genova-Sampierdarena, e datato 1645 ca.. In quest’opera del Grechetto, di cui è noto il committente genovese, è documentato il culto di S. Bernardo, che aveva ricevuto nuovo impulso dopo il 1625, anno in cui Genova aveva fatto pubblico voto al Santo per la minaccia sabauda. Arginato questo pericolo, molti furono i dipinti dedicati a S. Bernardo, nuovo Protettore della città di Genova, identificabile dal suo simbolo, la Lanterna sullo sfondo della scena.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, soprapporta della sacrestia (caponavata sin.) Apparizione della Madonna a S.Bernardo, olio su tela

 

-          il terzo altare sinistro, dedicato a Cristo e all’Addolorata, presenta un Crocifisso e una Vergine addolorata, statue lignee.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, III altare sin., Crocifisso e Vergine addolorata,  statue lignee

 

-          il secondo altare sinistro è consacrato alle Sante Caterina e Lucia e ospita ora un quadro della Madonna del Rosario; qui sono custodite le spoglie di San Marcello martire, provenienti dal cimitero romano di S. Ponziano, donate nel 1693 da papa Innocenzo XI alla chiesa e al suo abate Cristoforo De Ferrari con l’intervento del Cardinale Marcello Durazzo, che con l’abate era in relazione. E’ documentato il tentativo di introdurre un nuovo culto che vide le reliquie in un primo momento collocate nell’ altare maggiore, da cui furono successivamente traslate all’altare di S. Caterina e S. Lucia per ordine dell’arcivescovo genovese Charvaz.

-          il primo altare sinistro è ora dedicato a   N. S. dell’Orto, con l’ ancona di N. S. dell’Orto realizzata da D. Michele De Negri (post-1838). Precedentemente aveva una ancona di Luciano Borzone (Genova, 1590-1645), con S. Nicolò da Tolentino, proveniente dalla vicina chiesa a lui intitolata già divenuta Ospedale all’epoca in cui scrivono i Remondini (1888).

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, I altare sin., D.Michele De Negri,  N.S. dell’Orto, olio su tela, post 1838

 

-          la volta a botte unghiata della navata unica con la Coronazione di Maria, è affrescata nel 1878 dal pittore chiavarese Francesco Chiarella: i Remondini ne disapprovano gli angeli dipinti senza le ali, “per assecondare il moderno verismo”. In realtà nella scena dell’incoronazione gli angeli hanno le ali, mentre angeli visibilmente apteri si trovano nella scena centrale della volta a botte del presbiterio.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, volta a botte della navata, Francesco Chiarella, Coronazione di Maria, affresco, 1878

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, volta a botte del presbiterio, particolare della scena centrale dell’affresco con angeli apteri

 

-          nella controfacciata si trova un organo seicentesco modificato nelle parti meccaniche da Roccatagliata e Ciurlo nel 1793, posto sopra una cantoria barocca: i Remondini, la cui fonte principale per la chiesa di S. Giacomo è Raffaele Garibaldi (1871), nelle loro Notizie storico-ecclesiastiche documentano ulteriori modifiche all’organo nel 1858, ad opera dei fiorentini De Paoli e aggiungono: “esso posa sopra magnifica cantoria ornata di più quadretti relativi a S. Giacomo dipinti da uno dei Carloni.” Come si è visto nei cenni storici, il Visitatore priorale nel 1710 documentava una cantoria con Episodi della vita di S. Giacomo di Giovanni Battista Carlone: il Carlone citato dai Remondini sarebbe dunque Giovanni Battista, che nel 1644 lavorava a Chiavari nella chiesa di S. Giovanni Battista.

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, in controfacciata, l’organo Roccatagliata-Ciurlo, 1793

Si tratta di undici riquadri ad olio, in diverso stato di conservazione, di cui i più leggibili sono i seguenti:

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, cantoria barocca, Giovanni Battista Carlone (attribuiti a), Episodi della vita di S.Giacomo, XVII sec.

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, cantoria barocca, Giovanni Battista Carlone (attribuiti a), Episodi della vita di S.Giacomo, XVII sec.

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, cantoria barocca, Giovanni Battista Carlone (attribuito a), Apparizione  di S.Giacomo nella battaglia di Clavjo, XVII sec.

 

 

Chiavari, S.Giacomo di Rupinaro, cantoria barocca, Giovanni Battista Carlone (attribuito a), Apparizione della Vergine a  S.Giacomo, XVII sec.

 

-          simmetricamente ai lati dell’organo sono due tele con uguale cornice, di forma ovale, che per quanto ci risulta soltanto Guido Campodonico attribuisce a Giovanni Battista Carlone, senza peraltro identificarne i soggetti.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

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