Biografia di Bartolomeo Bianco (Como 1590-Genova 1657)
 

Bartolomeo Bianco nasce a Como nel 1590 e arriva a Genova ancora ragazzo, a seguito del padre Cipriano, che alla fine del secolo lavorava per i Padri Agostiniani di Carbonara. La sua formazione artistica avviene a Genova, in seno all’ambiente familiare di tradizione lombarda: Bartolomeo Bianco è un tipico esempio degli architetti capi d’opera, impresari loro stessi nell’esecuzione dei loro progetti. Nel suo percorso artistico Bartolomeo si ricollega agli architetti comaschi Domenico Fontana e Martino Longhi il vecchio, nel comune ricorso al lessico classico-manieristico, soprattutto nei partiti decorativi, negli schemi delle facciate per le chiese, senza una ricerca di originalità nel particolare: tuttavia questo lessico, ormai largamente applicato, è usato dal Bianco in una sfera di sensibilità spaziale completamente nuova. La sua onestà costruttiva imprime al barocco genovese, di cui è uno dei principali creatori, quel carattere inconfondibile di realizzazione severa perfettamente coerente con l’ambiente umano e sociale della città.

Per la nobile famiglia dei Balbi apre, tra il 1606 e il 1618 la Strada che prenderà il nome della famiglia: la via è aperta in seguito a un accordo tra i Padri del Comune e i Balbi, anche per migliorare la viabilità tra il porto e l’ex-porta occidentale di S. Tomaso. In seguito all’accordo nasce un nuovo quartiere residenziale con sette palazzi della famiglia Balbi, il Collegio dei Gesuiti e la chiesa dei SS. Vittore e Carlo.

Bartolomeo Bianco realizza per la committenza di Giovanni Agostino Balbi nel 1618 l'attuale palazzo Durazzo Pallavicini (via Balbi n. 1), con uno sviluppo in larghezza poco comune e con un alto zoccolo che isola dalla strada la facciata severa, accompagnando il pendio. Il palazzo sarà ulteriormente trasformato nel 1780 da Andrea Tagliafichi che trasformerà il motivo delle scale divergenti che collegavano l’atrio e il cortile soprastante, collegando atrio e cortile con una rampa unica, larga quanto il vano. Tra il 1616 e il 1620 Bartolomeo costruisce per Giacomo e Pantaleo Balbi l’attuale Palazzo Balbi Senarega (n. 4), con un doppio piano nobile per i due fratelli.

Dal 1620 al 1625 è architetto camerale insieme al figlio Pietro Antonio Maria, morto assai giovane. Negli anni successivi si occupa di fortificazioni a Gavi, Savona ed è capo d’opera e coordinatore dell’impresa delle Mura Nuove a Genova tra il 1626 e il 1633, sotto la direzione di Ansaldo De Mari e di P. Vincenzo Maculano: le Mura Nuove disegnano un triangolo equilatero con il vertice sulla punta dello Sperone, m. 489 s.l.m., e la base lungo la costa marittima.

Nel 1629 il Capitolo dei Carmelitani Scalzi gli affida il progetto di una chiesa dedicata ai SS. Vittore e Carlo sul lato a monte della nuova Strada Balbi, per completare il complesso conventuale di recente costruzione. La fabbrica, dopo l’abbandono di Bartolomeo Bianco nel 1631, viene portata a compimento senza altri interventi, rispettando il progetto originario.

A Chiavari il Bianco partecipa alla costruzione del Santuario di N. S. dell’Orto realizzando il presbiterio e l’abside (1623). Nel 1629 realizza un palazzo per i marchesi Costaguta, l’attuale Palazzo Rocca in via Costaguta, e per gli stessi committenti avvia nell’anno successivo la ricostruzione della chiesa duecentesca di S. Francesco, attualmente adibita ad Auditorium. Sempre a Chiavari, tra gli anni 1626-1631 i fratelli Costaguta, giuspatroni del Presbiterio e del Coro della chiesa di S. Giovanni Battista, gli affidano il lavoro della Cappella Maggiore, in cui innalza l’altare con cancellata marmorea.

A Genova nel 1634 si avvia il cantiere del Collegio dei Gesuiti (l’attuale Palazzo dell’Università, sede di Giurisprudenza) in Strada Balbi, in seguito a un impegno in tal senso preso quattro anni prima da parte di Stefano Balbi con i Padri Gesuiti: qui Bartolomeo ripropone il motivo dello spazio continuo già realizzato negli anni Sessanta del ‘500 da Domenico e Giovanni  Ponzello a Palazzo Doria Tursi in Strada Nuova (l’odierna via Garibaldi): l’effetto scenografico tuttavia appare diverso perché atrio, cortile sopraelevato a colonne binate su due ordini e giardino pensile sono condizionati  dalla particolare situazione orografica dell’area, molto più ripida.

Per quel che riguarda le caratteristiche del suo stile, è stato scritto che Bartolomeo Bianco non si allontanò mai dal concepire l’architettura più come mestiere che come arte. Egli raggiunge l’espressione di un nuovo senso spaziale attraverso un’essenziale funzionalità, rifuggendo da elementi esteriori di decorazione. Perciò adotterà anche per le facciate una soluzione che potrebbe sembrare povera a paragone degli interni, grandiosi. Le sue facciate più belle sono lisce, semplicemente intonacate a calce. Già nel secolo precedente se ne erano costruite con queste caratteristiche, ma il Bianco ne determina il carattere monumentale utilizzando in maniera mirabile elementi quali l’alto zoccolo, il portale emergente, i cornicioni a grandi mensole: viene così a creare il nuovo tipo del palazzo genovese del ‘600, nel complesso più maestoso dei precedenti palazzi cinquecenteschi.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., Guida d’Italia. Liguria, T.C.I., Milano, 1982.

-         Alizeri Federico, Guida artistica di Genova, Genova, 1875.

-         Alizeri Federico, Notizie dei Professori del disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, Genova, 1864-66, 3 voll.

-          Labò M., Il palazzo dell’università di Genova, in “Atti della R. Università”, XXV (1923).

-         Labò M., Notizie della chiesa di S. Carlo, in “Atti della Soc. Ligure di Storia Patria”, LIII (1926).

-         Poleggi Ennio (a cura di), Guide di Architettura, Genova, Umberto Allemandi Ed., Torino, 1992.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.

-         Soprani Raffaello-Ratti Carlo Giuseppe, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica , e Parmense. Tomo primo, Casamara, Genova, 1768, (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1970).