Biografia di Carlo Braccesco (n. Milano, notizie 1478-1501)

 

La biografia di Carlo Braccesco è scarna: se ne hanno notizie tra il 1478 e il 1501. Probabilmente è il “Carlo milanese” citato dal Lomazzo come uno dei pittori che, insieme al Foppa, aveva ritrovato l’arte di “far ben vedere”, “nel tempo di Francesco Sforza”. Sicuramente è lui il pittore ricordato a Genova alla fine del ‘500 come “Carlo del Mantegna”. La personalità del Braccesco è stata ricostruita da Roberto Longhi in un saggio del 1942, ricostruzione non condivisa da tutti gli studiosi.

L’unica sua opera certa è il polittico con la Madonna e Santi, già nel Santuario di Montegrazie sopra Porto Maurizio, firmato e datato 1478: la ricostruzione della sua figura poggia su quel dipinto, peraltro molto rovinato, in cui Bracciasco si rivela giovane, dotato di personalità estrosa e sensibile, presumibilmente arrivato da poco in Liguria, e con una icasticità che giunge al grottesco in alcuni santi laterali.

Nel 1481-82 dipinge un S. Giorgio a cavallo sulla facciata del Palazzo di S. Giorgio a Genova, su commissione dei Protettori delle Compere. Sempre nel 1482 risulta impegnato nella Cattedrale per quattro vetrate della Cappella di S. Sebastiano, che affresca nei due anni successivi.

Pare che nel 1484 andasse a Sarzana a dipingere un altro S. Giorgio sulla porta della città, divenuta possesso del Banco genovese di S. Giorgio. Nello stesso anno si impegna a Genova per un polittico con l’Assunta e Santi per la chiesa degli Angeli.

Per cinque anni, tra l’84 e l’89 il nome del Braccesco non compare nei documenti. Firmati e risalenti all’incirca al 1494 erano gli affreschi della Cappella Vivaldi in N. S. del Monte, mentre nel 1495 riceve un saldo per una Maestà eseguita per la Comunità di Levanto, che Piero Donati ha identificato con il trittico di S. Andrea, smembrato. Quest’ultimo è l’unica tra le opere citate dai documenti, che ci sia pervenuta.

Nel 1497 i Padri del Comune richiedono che le ante del nuovo organo di S. Lorenzo siano dipinte “per magistrum Carolum Braccescum de Mediolano”.

Nel 1499 il “magister Carolus de Mediolano Artium doctor et pictor q. Johanis” si impegna per un S. Francesco ricevente le stimmate e altri Santi per la chiesa di S. Brigida.

Nel 1501 Carlo promette a un Battista da Chiavari una “Maestà” con l’Assunzione e Santi.

Sono invece pervenuti, ma non documentati, i Quattro Santi (S. Erasmo, S. Gerolamo, Santo Vescovo, S. Pantaleo) della Parrocchiale di Levanto, laterali di una parte centrale perduta, dipinti a tempera magra su tela, senza imprimitura, in modo da far trasparire la trama: sullo sfondo il borgo è ritratto con attenzione naturalistica.

Quello che è stata considerata l’opera più alta del Braccesco è il trittico con l’Annunciazione tra i Santi Benedetto e Agostino e i Santi Stefano e Alberto, databile all’ultimo decennio del XV secolo e noto come trittico del Louvre, perché acquistato nel 1806 da Vivant Denon da un Oratorio dei Fregoso a Genova e trasferito all’allora Museo imperiale del Louvre. Castelnovi lo giudica uno degli esiti più grandi prodotti nel ‘400 dalla cultura tardo gotica estranea al Rinascimento toscano e vi vede un ripensamento di iconografe tradizionali che si nutre di naturalezza lombarda, priva di retorica e lontana dagli ideali umanistici.

Gli è stato inoltre attribuito il polittico di Sant’Andrea, l’opera di maggior pregio conservata all’interno dell’antica Abazia di S. Andrea di Borzone, la cui tavola centrale è datata 1484. Non ci sono notizie certe riguardo all’autore tardo-gotico, identificato genericamente come ignoto di scuola genovese con influssi lombardi.  Gian Vittorio Castelnuovi lo attribuisce a mani diverse per le diversità riscontrabili al suo interno. Altri studiosi spostano la data delle altre parti del polittico alla fine del secolo (1499) e fanno il nome di Giovanni da Barbagelata che in quegli anni era nel pieno della sua attività e dipingeva un trittico per la chiesa di San Giovanni di Candiasco a Casarza Ligure. M. Natale propone invece  la distinzione tra il Braccesco, autore del citato polittico di Montegrazie e un altro Maestro, autore di Quattro Santi di Levanto, del trittico dell’Annunciazione del Louvre e la cui opera più antica sarebbe proprio lo scomparto centrale del polittico di S. Andrea di Borzone datato 1484. A questo Maestro Gianni Romano assegna anche il frammento con la Madonna, il Bambino e due angeli (vendita Roerich Museum, N. Y., marzo 1930, n. 44).

 

 

Bibliografia

 

-         Algeri G., Cataldi Gallo M., De Floriani A., Martini L., Natale M., Rotondi Terminiello G., Schede in AA.VV., Nicolò Corso, un pittore per gli Olivetani. Arte in Liguria alla fine del Quattrocento, catalogo della mostra, Genova, 1986.

-         Boggero F., Natale M., AA.VV., Restauri in provincia di Imperia, Genova, 1986.

-         Castelnovi G.V., Il Quattro e il primo Cinquecento, in La pittura a Genova e in Liguria, Genova, 1998, I vol., pp. 73-160.

-         Longhi Roberto, Carlo Braccesco, Milano, 1942.

-         Rossi A., Longhi: il “Braccesco” o la grammatica dell’attribuzionismo, in “Paragone”, n. 375, 1981.