Biografia di Luca Cambiaso  (Moneglia 1527-El Escorial 1585)

 

Luca Cambiaso, detto Luchetto da Genova, nacque il 18 ottobre 1527 a Moneglia: suo padre Giovanni vi si era trasferito per sfuggire a un’invasione degli eserciti imperiali del Duca di Borbone, che peraltro poi non avvenne.

Quando era ancora piccolo tornò a Genova con la famiglia, che era originaria della Val Polcevera. Le prime prove, assai precoci, di Luca videro dunque la luce nella bottega paterna. Della sua vasta produzione ricordiamo:

-          nel 1542 le “Metamorfosi” di Ovidio sulla facciata di una casa in piazza S. Siro; le “Fatiche d’Ercole” nel palazzo di Sinibaldo Doria presso la chiesa di S. Matteo e le “Imprese romane” sulla facciata del palazzo Saluzzo in Via Lomellini a Genova

-          nel 1544   Episodi dell’Iliade” nel palazzo Doria Spinola, ora prefettura di Genova

-          nel 1545 a fianco di suo padre, un polittico nella chiesa parrocchiale di S. Antonino a Breccanecca (Cogorno)

-          nel 1547 sempre con il padre a Taggia: realizza tra l’altro un’ancona con la “Resurrezione” per la Confraternita del Corpo di Cristo

-          nel 1550 “Giudizio universale” sulla controfacciata del Santuario di Nostra Signora  delle Grazie a Chiavari

-          nel 1552 un affresco perduto con la “Decollazione di S .Giovanni Battista” per Adamo Centurione nella chiesa di S. Maria degli Angeli a Promontorio

-          nel 1559 “Resurrezione” nella chiesa di S. Bartolomeo degli Armeni a Genova

-          nel 1561 “Trasfigurazione” in S. Bartolomeo degli Armeni a Genova

-          nel 1562 una tavola con i “Santi Benedetto, Giovanni Battista e Luca”, oltre ad una serie di affreschi, per la cappella di Luca Spinola nella chiesa di S. Caterina di Luccoli, tavola ora nel Duomo di S. Lorenzo a Genova

-          nel 1563 “Resurrezione” a Montalto Ligure (Imperia)

-          nel 1564 “Martirio di S. Bartolomeo” in S. Bartolomeo dell’Olivella a Genova, distrutto nell’ultima guerra

-          nel 1567 ”Assunta” in S. Bartolomeo di Vallecalda

-          nel 1568-69  tre tele per l’ Annunziata di Portoria a Genova, tra cui una Annunciazione

-          nel 1574 un affresco commemorativo con la Celebrazione del Sinodo nel Palazzo Arcivescovile di Genova

-          nel 1579 “Cenacolo” per i monaci di S. Francesco di Castelletto a Genova, perduto

-          nel 1580 “S.Agostino e altri santi” ora in S. Bartolomeo di Vallecalda

Di datazione incerta sono l’“Adorazione dei Magi”, tela ritenuta opera giovanile in San Giorgio a Moneglia e l’“Ultima cena”, tela nella Sacrestia di Santa Croce a Moneglia, replica più piccola della tela che si trovava nel Refettorio del Monastero di N. S. della Consolazione a Genova.

Nel 1583 partì con il figlio Orazio e Lazzaro Tavarone per la Spagna, dove Filippo II lo nominò “pittore regio”:qui affrescò il coro della Basilica di S. Lorenzo all’ Escorial. Ma in questa Gloria dei Beati  il suo linguaggio sembra spegnersi in una castigata monotonia, gravato dai condizionamenti delle rigide gerarchie religiose. Rimase  presso la corte spagnola fino alla morte, avvenuta il 6 settembre 1585.

Secondo una tradizione locale, la casa in cui ebbe i natali a Moneglia è quella dei Roverano, vicino alla pieve. A perpetua memoria vi fu posta una lapide con la seguente iscrizione:

Il 18 Ottobre 1527

Festivo A S. Luca

Vide Nascere In Questa Casa

Luca Cambiaso

Si è soliti considerare Luca Cambiaso come il capostipite di quella grande fioritura artistica che abbraccia a Genova circa due secoli. L’artista, sebbene fosse attivo nella seconda metà del Cinquecento, non aderì mai pienamente al gusto manierista. Il padre lo spinse a studiare le decorazioni pittoriche del Palazzo del Principe Doria a Fassolo: le opere di Perin del Vaga, di Domenico Beccafumi e del Pordenone. Da un  suo viaggio a Roma probabilmente del 1547 deriva il suo “michelangiolismo”. Un viaggio in Emilia deve essere avvenuto intorno al 1549, perché a partire da questa data il suo linguaggio risente della conoscenza diretta dell’ambiente parmigiano (Correggio e ancor di più Parmigianino).

Il suo michelangiolismo si attenua presto, intorno al 1550: secondo L. Magnani già nel Giudizio Universale di N. S. delle Grazie vicino a Chiavari si avverte un mutamento verso una nuova trasparenza dei colori e eleganza del segno. In questa direzione andranno anche i consigli dell’architetto perugino Galeazzo Alessi che lo spingerà ad abbandonare la “maniera di gigantesco disegno” e a dipingere  in “maniera molto più concertata e soave” (cioè nella direzione della scuola parmigiana).

Luca Cambiaso proseguirà il suo cammino, che si concretizzerà in grandi opere, iniziando la collaborazione con Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco (prime notizie solo dal 1522, anno in cui lo troviamo a Genova); e una supposizione è quella che vede Luca e Giovanni Battista, insieme per la prima volta proprio a Roma intorno al 1546/7, stringere un’amicizia che poi dovrà continuare dopo il ritorno in Liguria durante gli anni delle loro collaborazioni (ad esempio nella Villla delle Peschiere e in S. Matteo).

Gli impasti cromatici di Luca risentono della pittura veneziana del ‘500: sono anni intensi per l’artista, quelli tra il 1550 e il 1565, ricchi di capolavori che mostrano la sua conoscenza del fulgente cromatismo di Tiziano e di Veronese.

E’ infaticabile disegnatore, dal tratto rapido e animato; la sua opera grafica, abbondantissima, è tra le più originali di questo periodo.  La maggior parte dei gabinetti di disegni possiedono, talvolta in gran numero, fogli di Luca Cambiaso eseguiti assai spesso a penna e acquarellati. I disegni accompagnano sempre l’attività di Luca in affresco o su tela. La sua attività in questo campo deve essere stata prodigiosa.

I numerosi seguaci e scolari dell’artista devono aver prodotto una grande quantità di copie e di imitazioni, sia disegni sia dipinti. Molti errori di attribuzione sono stati commessi, errori che la critica più recente ha ridimensionato e talvolta i dubbi sono stati sciolti.

Il periodo 1568-80 è considerato il culmine del suo talento: le sue ricerche si orientano da un lato verso una semplificazione geometrica delle forme (che talvolta, soprattutto nei disegni, diventa una specie di cubismo), da un altro lato verso ricercati effetti notturni in cui le accensioni di luce si contrappongono con effetto drammatico alle ombre, in quello che è stato visto come un suo precorrere il luminismo caravaggesco (la Natività di Brera; Madonna della candela, Cristo davanti a Caifa: Genova, Galleria di Palazzo Bianco).

I disegni, in cui poté esprimersi più liberamente, senza preoccupazioni di forma, sono disegni in cui ammiriamo la modernità nelle figure semplici e geometriche e nella essenzialità, e vengono definiti impropriamente “cubisti”, ma non hanno nulla a che vedere con il significato profondo del Cubismo. Meglio sarebbe definirli “cubici”.

Intorno al 1570/1575, negli ultimi anni della sua produzione, Luca Cambiaso sposta il suo interesse verso la rappresentazione della drammaticità che ottiene sacrificando il colore ed accentuando gli effetti luministici. La luce diventa protagonista, generando veri e propri notturni in cui si coniugano drammaticità e misticismo: il linguaggio manierista mostra allora realtà di interni umili e di paesaggi nudi, dove persone e oggetti si rivelano alla luce di una lampada o di una torcia senza l’aulicità della sua prima maniera.

 

 

 

Bibliografia

 

-          AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al ‘500, II, dal ‘600 al ‘900.

-          AA. VV., Luca Cambiaso e la sua cerchia. Disegni inediti da un album palermitano del ‘700, catalogo della mostra a cura di D. Bernini, Genova, 1985.

-          Magnani Lauro, in AA. VV., Omaggio a Luca Cambiaso (Moneglia 1527- El Escorial 1585). Restauri e proposte, catalogo della mostra a cura di E. Gavazza e G. Rotondi Terminiello, Genova, 1985.

-          Parma Elena (a cura di), La pittura in Liguria. Il Cinquecento,  Ed. Microart’s, Recco, 1999.

-          Rotondi P., Appunti sull’attività giovanile di Luca Cambiaso, in “Quaderni della Soprintendenza alle Gallerie della Liguria”, n. 4, Genova, 1956.

-          Soprani Raffaello –Ratti Carlo Giuseppe, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica , e Parmense. Tomo primo, Casamara, Genova, 1768, (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1970).

-         Suida Manning B., Cambiaso Giovanni e Cambiaso Luca, in Dizionario biografico degli Italiani, XVII, Roma, 1974.