Biografia di Giovanni Andrea De Ferrari (Genova 1598 ca. - 1669)

 

Per il Soprani-Ratti Giovanni Andrea De Ferrrari nasce a Genova nel 1598 e muore il 25 dicembre 1669. Ma l’unica data per il momento certa è quella del suo ultimo testamento in data 8 febbraio 1669. Allievo di Bernardo Castello (1610-12), passa nella bottega di Bernardo Strozzi (1613-19 circa).  Ed è nell’orbita dello Strozzi che realizza le sue prime opere, la Natività di Maria per N. S. del Rimedio, del 1616, le Storie di Maria  del Conservatorio delle Figlie di S.Giuseppe nel 1619.

Gli anni ’20 vedono un suo abbandono degli stilemi tardo-manieristici tosco-lombardi che aveva appreso dal suo maestro e un suo orientarsi nella direzione di Giovanni Andrea Ansaldo, Orazio Gentileschi e Simon Vouet, testimoniato da opere quali La Madonna della Colonna in suffragio delle anime purganti di N. S. del Carmine, la pala di Santa Fede del 1624 e le Virtù di Palazzo Ducale.

Già in un’opera del 1628, il S. Antonino che distribuisce l’elemosina della Parrocchiale di S. Giovanni Decollato a Montoggio, comincia a manifestarsi l’influsso di Domenico Fiasella, che sarà evidente negli anni ’30: la sua produzione di questi anni è particolarmente ricca e documentata. Risalgono a questi anni l’Angelo custode della Parrocchiale di S. Margherita di Antiochia a S. Margherita Ligure (1630), la Madonna in suffragio delle anime purganti di S. Ambrogio ad Alassio (1631). Del 1633 è la commissione del Battesimo di Cristo con S. Chiara per la Confraternita dei Santi Giovanni Battista e Chiara di Ventimiglia.  Nel 1634 è incluso tra gli artisti tassati dall’Accademia di S. Luca a Roma, ma questo non implica la sua presenza a Roma. Allo stesso anno risale una lunetta con un Miracolo di S. Brigida per l’Oratorio di S. Brigida, oggi all’Accademia Ligustica.

A partire dagli anni ’40 Giovanni Andrea tende ad abbandonare la grande pala d’altare per il piccolo formato e, a differenza di Gioacchino Assereto evita il gesto prorompente o gli effetti drammatici per una concezione più lirica, più vicina se mai alla sensibilità di Luciano Borzone. Soltanto negli anni ’50 si incontrano nelle sue opere impostazioni oblique, che risentono dell’Assereto, ma la drammaticità si stempera nello sviluppo in larghezza del soggetto e della composizione. In questi anni il pittore utilizza la tecnica della velatura di origine fiamminga già sperimentata negli anni ’30, ma che solo più tardi ritorna con rara potenza espressiva nelle pennellate filamentose e nella stesura liquida del colore. Si veda a tale proposito il Giuseppe rifiuta i doni dei fratelli della Collezione Matthiesen, databile agli anni 1660-69. Il progressivo disfacimento materico caratteristico dell’ultima fase della sua attività pare quindi nascere almeno in parte da un luminismo di origine rembrandtiana, con bagliori che rivelano le figure in ambienti spogli e privi di luce.

Il soggetto di storie bibliche compare anche in una tela che gli è stata attribuita, conservata in S. Rufino a Leivi, L’incontro di Giuseppe e Giacobbe,datato da alcuni studiosi intorno al 1640.

Firme e date tendono a scomparire in questa fase della sua attività: solo databile al 1665 è Agar e l’Angelo della SS. Annunziata del Vastato, stilisticamente vicino ai motivi rembrandtiani della Visitazione della Chiesa di S. Caterina di Sarzana.

L’ultimo testamento lo rivela povero ed infermo, tanto da non essere più in grado di operare (8 febbraio 1669). Sul telaio originale del S. Benedetto di Piacenza si legge la scritta: “1670, Marzo, fatto in Genova dal Signor Giovanni Andrea De Ferrari”. La scritta testimonia la morte del pittore, da poco avvenuta, nel momento in cui la sua bottega era svuotata per pagarne i debiti, sopravvenuti dopo e nonostante una notevolissima produttività.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., Guida d’Italia. Liguria, T.C.I., Milano, 1982.

-         Alizeri Federico, Guida artistica per la città di Genova, ed. Grondona, Genova, 1846-47.

-         Belloni V., L’Annunziata di Genova, Genova, 1995.

-         Castelnovi G. V., La prima metà del Seicento: dall’Ansaldo a Orazio De Ferrari, in AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, II vol., dal Seicento al primo Novecento.

-         Fornari Schianchi Lucia, La Galleria Nazionale di Parma, Silva Ed., Parma.

-         Gavazza E. e Rotondi Terminiello G. (a cura di), Genova nell'età barocca, Nuova Alfa Editoriale, 1992.

-         Montagni Claudio - Pessa Loredana, Leivi, Lettura di un paesaggio ligure, Sagep Ed., Genova, 1988.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.

-         Soprani Raffaello-Ratti Carlo Giuseppe, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica , e Parmense. Tomo primo, Casamara, Genova, 1768, (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1970).