Biografia di Domenico Fiasella (Sarzana 1589-Genova 1669)

 

Di Domenico Fiasella esiste una autobiografia, che integra o conferma le notizie contenute nella “Vita” del Soprani: nasce a Sarzana il 12 agosto 1589. Il padre Giovanni Francesco, orafo, lo avvia, giovanissimo, alla pratica del disegno e lo mette a bottega, undicenne, a Genova presso il pittore toscano Aurelio Lomi per un breve periodo e poi presso il genovese Giovanni Battista Paggi. Con il Paggi si forma fino all’età di sedici anni.

Successivamente si trasferisce a Roma: qui, secondo il Soprani, studia Raffaello e i marmi antichi, disegna “nell’Accademie dal naturale” ed è vicino soprattutto ai “pittori bolognesi”.

Nel 1615 è documentata ancora, nello “stato d’anime” della parrocchia di S. Lorenzo in Lucina, la sua presenza a Roma. Al soggiorno romano appartengono le tele per il Marchese Vincenzo Giustiniani, tele in cui già si manifesta quel linguaggio pittorico che continuerà ad essere una sua caratteristica, sostanziato di cultura bolognese e di componenti naturalistiche.

Nel 1616 torna nella natia Sarzana e vi realizza un’opera documentata, l’ancona con S. Lazzaro per la chiesa del lazzaretto.

Tra il 1616 e il 1618 si reca a Genova, con l’intenzione però di ripartire presto per Roma. Non ripartirà grazie all’incontro con Giacomo Lomellini, che gli commissiona la decorazione  degli interni del palazzo Lomellini (1619-27), residenza della famiglia fino al 1855, proprietà Patrone fino al 1898, attualmente sede del “Comando operativo territoriale” in largo Zecca. Domenico decora ad affresco, con aiuti, i tre piani del palazzo con storie ispirate a La Reina Esther, opera di Ansaldo Cebà del 1615. Il tema dell’integrità morale di Esther, che trionfa sul tradimento, rimanda simbololicamente alla vicenda politica del doge Gacomo Lomellini, difensore della libertà repubblicana in occasione della congiura di Giulio Cesare Vacchero (1628).

Il Fiasella continua la sua attività soprattutto a Genova, in una grande casa con annessa bottega in via Luccoli, in cui vive con una numerosa famiglia. E’ a capo di una bottega che si avvale di molti collaboratori, soprattutto dopo gli anni ’40: è infatti il lavoro di équipe che gli permette di soddisfare le numerosissime richieste da parte di committenti. Oltre alle commissioni  ecclesiastiche, ci sono quelle dell’aristocrazia genovese e delle corti di Mantova e Massa. Per l’aristocrazia e le corti, oltre a dipingere tele di soggetto mitologico e ritratti, opera come consulente per il collezionismo, come mediatore nell’acquisto e nella vendita di opere d’arte.

Il pittore si rivela artista colto, amico di letterati e politici e legato al partito repubblichista: diviene dunque pittore ufficiale della Repubblica genovese, gli vengono affidati molti apparati decorativi che celebrano e sostengono l’autonomia politica della Serenissima. Nel 1637 è sua l’iconografia ufficiale della Madonna Regina, che poi verrà ripresa in statue, dipinti e monete: infatti a seguito della proclamazione della Madonna “Regina di Genova”, complessa operazione politico-religiosa, Domenico realizza gli apparati decorativi della cattedrale di S. Lorenzo e alcuni interventi a Palazzo Ducale.

Tra le sue opere conservate nel Tigullio, ricordiamo nella chiesa di S. Giovanni Battista a Chiavari una sua tela con il Transito di S. Giuseppe,  e uno splendido olio su tela realizzato insieme a Domenico Piola, La battaglia di Lepanto; una Annunciazione è al Museo Diocesano di Chiavari. In S. Maria di Nazareth a Sestri Levante si conserva una sua Pentecoste. 

Muore a Genova il 19 ottobre 1669.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al ‘500, II, dal ‘600 al ‘900.

-         Algeri Giuliana (a cura di), Il Museo Diocesano di Chiavari, Sagep, Genova, 1986.

-         Dagnino Anna, Regesto, in Donati P. (a cura di), Domenico Fiasella, Catalogo della mostra, Genova, 1990.

-         Di Fabio Clario, Un’iconografia regia per la Repubblica di Genova. La “Madonna della Città” e il ruolo di Domenico Fiasella, in Donati P. (a cura di), Domenico Fiasella, Catalogo della mostra, Genova, 1990.

-         Donati P. (a cura di), Domenico Fiasella, Catalogo della mostra, Genova, 1990.

-         Donati P., Domenico Fiasella  il “Sarzana”, Genova, 1974.

-         Donati P., Fiasella o del mestiere di pittore, in Domenico Fiasella, Catalogo della mostra, Genova, 1990.

-         Gavazza E. e Rotondi Terminiello G. (a cura di), Genova nell'età barocca, Nuova Alfa Editoriale, 1992.

-         Longhi R., Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia, in “Proporzioni”, n. 1 (1943).

-         Sforza G., Saggio di una bibliografia storica della Lunigiana, Modena, 1874.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.