Biografia di Giovanni da Barbagelata (Genova, notizie 1484 - 1508)

 

Giovanni nasce a Genova, figlio di un tessitore di sete, da famiglia originaria di Barbagelata, borgo della Valle Fontanabuona che nel XV secolo apparteneva alla Podesteria di Rapallo. Noto come Giovanni da Barbagelata, è documentato come “magister” nel 1484, nel primo documento a lui riferito finora trovato, e ha più di venticinque anni: se ne deduce una data di nascita anteriore al 1459.

Nel 1491 il padre lo emancipa e gli fa dono della casa nella contrada di Portanuova che Giovanni aveva in precedenza restaurata; è lo stesso Giovanni a provvedere alla dote della sorella Bianchinetta, maritata al pittore novarese Luca Baudo, documentato a Genova a partire dal 1491.

Il Barbagelata pare rivolgersi in particolare al modello di Giovanni Mazone per una plasticità resa più accentuata da un tratto incisivo. La ricostruzione della sua figura, i cui dati biografici restano assai scarsi, si basa sul polittico dell’Annunciazione per la chiesa di Calvi in Corsica, documentato 1497-98, e su tre opere firmate e datate: S. Nicolò in trono, già scomparto centrale di un polittico, della Parrocchiale di Pietra Ligure, datato 1498;  il trittico con i Santi Giovanni Battista, Michele Arcangelo e Pietro, per S. Giovanni di Candiasco vicino a Casarza, attualmente collocato in S. Michele di Casarza, datato 1499; e il polittico smembrato di S. Ambrogio per la Parrocchiale di Varazze, datato 1500. In questa, che è considerata la sua opera maggiore, le figure sono modellate nitidamente e con colori metallici, i panni hanno bordi taglienti, i volti hanno una espressione tesa e una marcata caratterizzazione, che gli deriva da modelli nordici e in Liguria, da Carlo Braccesco, con cui è talvolta confuso.

A queste opere il Castelnovi aggiunge: il trittico della Madonna “del Pontelungo” ad Albenga (1502), il trittico ricostituito della Madonna della Vittoria (1503), già nell’Oratorio attiguo a S. Lorenzo: in queste opere Barbagelata risente della vicinanza di Ludovico Brea e il suo segno si fa meno drastico, la tensione si alleggerisce; la tavola con i Santi Pietro e Paolo nell’omonimo Oratorio genovese, il trittico di S. Tommaso d’Aquino e la tavola con le Stimmate di S. Francesco, provenienti entrambi dalla chiesa dei Domenicani a Finalborgo e oggi alla Galleria di Palazzo Bianco a Genova, che appartengono alla produzione degli ultimi anni della vita di Giovanni. Tardo è pure il trittico con S. Ludovico in trono e Santi della chiesa di S. Giorgio a Moneglia, in cui Giovanni si avvicina a un gusto cromatico più pacato.

Delle opere documentate e perdute, Castelnovi cita la decorazione della cappella della Madonna in S. Lorenzo a Genova, del 1502, e della cappella di Pietro da Persio nella Chiesa del Carmine (1503), eseguite insieme a Ludovico Brea e a Lorenzo Fasolo.

Gian Vittorio Castelnuovi non gli attribuisce invece il polittico di S. Andrea dell’Abazia di Borzone, in cui riconosce diversi apporti rispetto alla tavola centrale datata 1484. Altri studiosi attribuiscono questo polittico a Carlo Braccesco.

Le ultime notizie sulla sua attività si fermano al 1504, mentre un documento del 1508 costituisce una fonte indiretta sulla sua morte: nel novembre del 1508 infatti Lorenzo Fasolo prende in affitto la bottega del collega defunto in contrada S. Lorenzo.

 

 

Bibliografia

 

-         Alizeri Federico, Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI, Genova, 1870-80, 6 voll.

-         Castelnovi G.V., Il Quattro e il primo Cinquecento, in La pittura a Genova e in Liguria, Genova, 1998, I vol., pp. 73-160.