Biografia di Stefano Magnasco (Genova, 1635 ca.- 1672 ca.)

 

Stefano Magnasco, padre del più celebre Alessandro, nasce a Genova intorno al 1635, come si può dedurre da una informazione del Ratti Soprani secondo cui sarebbe morto trentenne nel 1665. Tuttavia sulla data di morte non c’è accordo: per lo più viene posta intorno al 1672. Difficile precisare, data l’esiguità delle fonti, anche i dati essenziali, relativi ad esempio al soggiorno romano, mentre alcune informazioni vengono ricavate trasversalmente dalla vita del figlio Alessandro, più studiata e più conosciuta.

Un elemento che aiuta lo studioso, nell’identificazione del corpus delle sue opere, è il fatto che il pittore abbia vergato in molte opere la sua sigla, costituita da una S e una M intrecciate. Queste opere sicuramente autografe costituiscono un buon punto di partenza per l’identificazione di un percorso artistico di difficile ricostruzione e dalle caratteristiche assai diversificate.

Stefano è allievo di Valerio Castello, forse negli stessi anni dell’alunnato di Bartolomeo Biscaino, con cui è spesso ancora confuso. Tuttavia molto presto si stacca da Valerio perché intorno alla metà degli anni ’50 del Seicento si reca a Roma e vi resta per circa cinque anni, in un momento caratterizzato da intensi dibattiti artistici. Non è facile individuare i dipinti legati al periodo romano, perché anche nei dipinti in cui i valori ombra-luce riflettono un’esperienza di naturalismo, la componente genovese nel suo linguaggio pittorico è sempre presente. Il suo linguaggio è stato definito essenziale, ma non privo di “decoro”, con una narrazione che vede nella naturalezza il suo punto di forza, con attenzione alla resa realistica dei particolari: ad esempio la natura morta ai piedi della croce del Crocifisso confortato da un angelo della chiesa di S. Maria delle Vigne a Genova. Oppure si vedano le ali rappresentate con l’attenzione di un ornitologo nell’Angelo custode della chiesa di S. Teodoro a Genova. Un’opera dello stesso soggetto ma di attribuzione incerta è L’Angelo custode (Genova, collezione privata), di cui esiste una copia nella Chiesa Parrocchiale di S.Colombano di Vignale a S. Colombano Certenoli. G. Biavati Frabetti la attribuisce a Bartolomeo Biscaino, mentre Ezia Gavazza la vede più vicina “ai modi di Stefano Magnasco per una più robusta solidità delle forme, per una sfaccettatura dei piani cromatici”. E, come si è visto, Bartolomeo Biscaino e Stefano Magnasco sono entrambi  allievi di Valerio Castello.

E’ un linguaggio quello di Stefano che, a parte gli inevitabile richiami iniziali al suo maestro, se ne distacca, come pure si  differenzia dal linguaggio del Biscaino, con cui tuttavia condivide una certa semplificazione compositiva. Un altro suo punto certo di riferimento è stato la pittura di Giovanni Benedetto Castiglione, sia per la tecnica pittorica, sia per i precedenti iconografici. L’eclettismo già notato dall’Alizeri resta comunque un giudizio tuttora condiviso dalla critica.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al ‘500, II, dal ‘600 al ‘900.

-         Biavati Frabetti G., Preliminari a Stefano Magnasco, in “Paragone”, n. 409, marzo 1984.

-         E. Gavazza – F. Lamera – L. Magnani, La pittura in Liguria. Il secondo Seicento, Sagep Editrice, Genova, 1990.

-         Gavazza E. e Rotondi Terminiello G. (a cura di), Genova nell'età barocca, Nuova Alfa Editoriale, 1992.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.

-         Soprani Raffaello-Ratti Carlo Giuseppe, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica , e Parmense. Tomo primo, Casamara, Genova, 1768, (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1970).