Biografia di Giovanni Battista Paggi (Genova 1554-Genova 1627)

 

Giovanni Battista Paggi nasce a Genova nel 1554 da famiglia che sarà ascritta alla nobiltà nel 1567 (il padre, Pellegro, era notaio): è una figura particolare nella vita artistica genovese tra fine ‘500 e inizio ‘600, nobile che esercita un’arte meccanica, ma con la convinzione che lo status del pittore sia quello di un intellettuale. Educato alle lettere, alla matematica e all’arte della mercatura, come ci informa il Soprani, arriva alla pittura, dopo avere superato i divieti paterni, su incoraggiamento di Luca Cambiaso, dello scultore lucchese Gaspare Forlani e del poeta Paolo Foglietta. Sarà proprio il Cambiaso a influenzare il suo linguaggio figurativo, in un percorso di formazione del giovane Paggi comunque da autodidatta: la sua prima attività, poco documentata, è infatti costituita da tele e disegni di produzione amatoriale, donati all’interno di una cerchia di amici ed estimatori. Restano tuttavia molti suoi disegni “ad memoriam”, con cui fissava soggetto, datazione e committenza dei suoi lavori, che testimoniano un metodo di lavoro preciso e documentato  fino dai primi anni della sua attività.

La tela con Ester davanti ad Assuero, firmata e datata 1575, costituisce la sua prima opera nota pervenuta, mentre il Marsia sconfitto da Apollo, altra opera del primo periodo genovese, non è pervenuta, ma ci è nota attraverso un suo disegno datato 1577.

Nel 1581 è condannato in contumacia per omicidio premeditato e trova rifugio prima a Pisa e poi a Firenze, alla corte medicea: questo periodo toscano è caratterizzato da un innesto,  sulla sua prima formazione cambiasesca, di influssi veneti, senesi e fiorentini.  Esegue apparati effimeri per la corte, ritratti, pale d’altare per chiese fiorentine e toscane, un affresco con un Miracolo di S. Caterina nel chiostro grande di S. Maria Novella (1582) e un secondo affresco con Quattro Apostoli per la chiesa della Concezione in via dei Servi (1584): successivamente abbandonerà questa tecnica per dedicarsi soprattutto alla pittura su tela.

Già nel 1583 è accolto nell’Accademia del Disegno fiorentina, è amico del Giambologna e del Francavilla, di cui esegue un ritratto, datato 1589.

L’esilio si interrompe per un breve periodo, tra l’ottobre e il dicembre 1590, mesi in cui è ospite nella villa genovese a Fassolo di Giovanni Andrea Doria, grande collezionista, animatore di un cenacolo letterario in cui si incontravano letterati e artisti. I contatti con la città natale continuano nonostante l’esilio, sia attraverso l’invio di opere a chiese genovesi come S. Bartolomeo degli Armeni e N. S. del Carmine (Assunzione, 1596), sia per la netta presa di posizione a favore della liberalizzazione della professione dai vincoli corporativi, sostenuta grazie alla mediazione del fratello Gerolamo, suo portavoce a Genova: la disputa sulla nobiltà dell’arte si conclude nel 1590 con il riconoscimento di una nuova categoria di pittori “senza bottega aperta” fuori dei vincoli degli statuti dell’Arte dei Pittori e dei doratori e quindi esenti dagli obblighi corporativi.

Giovanni Battista rientra infine a Genova alla fine del 1599 e assume un ruolo di primo piano nel panorama artistico di questa città accanto a Bernardo Castello, anche grazie ai suoi rapporti con la famiglia di Agostino Doria, doge nel biennio 1601-1603, di cui esegue un ritratto in abito dogale, perduto.  Viene ad avere in città un ruolo delicato nel momento del passaggio al XVII secolo: Franco Pesenti lo vede interprete di una pittura che non rinuncia al colore manieristico ma lo lega ad approfondimenti spaziali e di ambientazioni, alla luce e alle ombre, consentendo così alla tradizione genovese di accogliere la lezione di Rubens e di Van Dyck.

Il Paggi si muove nell’ambito culturale di Paolo Foglietta e di Ansaldo Cebà ed è autore di una Diffinizione, ossia divisione della pittura, pubblicata nel 1607, nota solo attraverso le fonti. Come si è accennato sopra, fondamentale è il suo ruolo di trasmissione di un  linguaggio pittorico agli artisti della generazione successiva: con lui si formano Castellino Castello, Domenico Fiasella, Gian Domenico Cappellino, Sinibaldo Scorza, Giulio Benso, Giovanni Andrea Podestà e Giovanni Benedetto Castiglione.

La sua produzione del secondo periodo genovese è molto vasta e si svolge nell’ambito della pittura sacra e “da camera”. Si ricordano in questa sede soltanto alcune opere, di cronologia documentata: la Strage degli Innocenti del 1607, la sua opera più famosa, celebrata dai poeti del tempo e ora dispersa, per la collezione di Marcantonio Doria, figlio di Agostino; l’Adorazione dei pastori (1600) della chiesa del Carmine; la Pentecoste (1606), per la chiesa di S. Francesco a Castelletto, ora a Palazzo Bianco; la Morte di S. Chiara della SS. Annunziata del Vastato (1608 ca.); la Morte di S. Francesco Ferrer per S. Maria di Castello, in cui sono leggibili riferimenti al Morazzone (1608 ca.); la Comunione di S. Bonaventura (1615) per la chiesa di S. Francesco a Castelletto, ora all’Albergo dei Poveri.

I Protettori del Banco di S. Giorgio gli danno incarico di sovrintendere alla decorazione della facciata del palazzo di S. Giorgio, affidata nel 1606 a Lazzaro Tavarone e da questi completata nel 1608: è anche questa una prova dell’autorevolezza ormai acquisita dall’artista nell’ambito cittadino.

Tra le opere non datate, ma collocabili nella sua tarda maturità è l’Elemosina di S. Tommaso da Villanova per la chiesa di N. S. dell’Orto a Chiavari, da altri letta come una Elemosina di S. Francesco d’Assisi (v. L. Magnani, 1983-85).

Giovanni Battista Paggi muore a Genova nel 1627.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al Cinquecento, II, dal Seicento al primo Novecento.

-         Gavazza E. e Rotondi Terminiello G. (a cura di), Genova nell'età barocca, Nuova Alfa Editoriale, 1992.

-         Magnani L., Committenza e arte sacra a Genova dopo il Concilio di Trento: materiali di ricerca, in “Studi di storia delle arti”, n. 5, 1983-85, Genova, 1985.

-         Parma Elena (a cura di), La pittura in Liguria. Il Cinquecento,  Ed. Microart’s, Recco, 1999.

-         Pesenti F. R., La pittura in Liguria. Artisti del primo Seicento, Genova, 1986.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.