Biografia di Domenico Piola  (Genova, 1627 - 1703)

 

Domenico Piola è uno dei pittori di maggior rilievo nell’ambiente artistico genovese della seconda metà del XVII secolo. Come spesso accadeva, apparteneva a una famiglia di artisti: il padre, Paolo Battista, era pittore e pittori erano i suoi fratelli. Domenico nacque a Genova nel 1627 e compì il suo apprendistato con altri tre suoi fratelli sotto la guida del fratello maggiore Pellegro, già a partire dai sette anni di età.

Alla morte di Pellegro, nel 1640, Domenico passò nella bottega di Gio. Domenico Cappellino, che era stato maestro di suo fratello Pellegro. Intorno al 1644 Domenico lasciò anche questo secondo maestro, per incontrare nuovi stimoli: in particolare studiò le opere di Perin del Vaga nel Palazzo del Principe Doria a Fassolo e la ricca produzione di Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto.

Fondamentale per lui fu l’incontro con Valerio Castello: se gli studi compiuti avevano indirizzato il suo stile verso un certo monumentalismo, l’amicizia con Valerio Castello gli suggerì immagini barocche più illusionistiche. Il suo primo dipinto datato è il Martirio e gloria di S. Giacomo, realizzato nel 1647 per l’Oratorio genovese di S. Giacomo della Marina: qui è evidente l’influsso dei maestri “lombardi” del primo ‘600, Giulio Cesare Procaccini (Bologna 1574-Milano 1625) e il Cerano, influsso mediato dallo stesso Castello. Domenico e Valerio furono vicini anche nella decorazione della chiesa di S. Marta a Genova: negli affreschi Adorazione dei pastori e Angeli troviamo una caratteristica costante dell’opera di Piola, il disegno preciso nella definizione del segno e delle ombreggiature. Dopo la morte precoce di Valerio Castello (1659), Domenico ne ereditò diverse commissioni importanti, tra cui la decorazione del Palazzo di Francesco Maria Balbi (oggi Pal. Balbi Senarega in Via Balbi 4).

Tra le opere pervenute del settimo decennio del secolo, ricordiamo in particolare l’Assunzione e l’Adorazione dei pastori per l’Oratorio della SS. Annunziata a Spotorno.

Nel 1670 la figlia di Piola sposò Gregorio De Ferrari e questo favorì l’ampliamento delle attività della famiglia: la sua bottega pittorica era infatti gestita in collaborazione con il fratello Giovanni Andrea, i suoi tre figli, i generi (Gregorio De Ferrari e lo scultore Anton Domenico Parodi) e il cugino S. Camogli. Le composizioni di Domenico degli anni ’70 collocavano le figure in ornamentazioni più elaborate. Appartiene a questo decennio (in cui è probabile anche un soggiorno a Torino), l’ Assunzione della Vergine per la chiesa di S. Giovanni Battista a Chiavari, del 1676.

Dopo aver colorato la statua lignea del Cristo morto di Filippo Parodi per la chiesa di S. Luca (1680), Domenico iniziò nel 1684 la decorazione a fresco del coro della chiesa di S. Leonardo: il bombardamento francese lo costrinse a lasciare Genova con i figli. Fu a Milano e Bologna e lavorò ad Asti e Piacenza. Tornato a Genova nel 1685 portò a termine gli affreschi di S. Leonardo.

Nel 1688 è documentato il pagamento dei suoi affreschi più conosciuti, le Allegorie dell’Autunno e dell’Inverno a Palazzo Rosso. Nello stesso anno il genero Gregorio De Ferrari aveva terminato le Allegorie della Primavera e dell’Estate nei primi due salotti del secondo piano nobile di Palazzo Rosso.

Agli ultimi anni della vita di Domenico risale il ciclo di affreschi iniziato nel 1695 per la chiesa di S. Luca, chiesa gentilizia della famiglia Spinola. Qui l’artista, all’apice della sua maturità di freschista, lavorò con la collaborazione del quadraturista Antonio Maria Haffner e con la forte presenza progettuale del figlio Paolo Gerolamo, richiamato dal soggiorno romano e influenzato dalle composizioni decorative romane. L’Incoronazione della Vergine della Cupola ha una “leggerezza e trasparenza di colori con toni gentili e aerei” (Alizeri, 1846) che ricordano le Cupole di Correggio a Parma che tanto avevano colpito e influenzato Domenico, e anche di più, Gregorio De Ferrari.

Negli affreschi, per controllare e accrescere l’illusionismo, Piola progettava anche le quadrature, che erano considerate di pari importanza della parte disegnata e tendeva a stabilire le norme fino al punto che le fitte immagini ondulanti confluite alla fine del secolo nella “maniera” romana, divennero un modello per la maggior parte della scultura genovese del tardo barocco.

E’ del 1700 la sua partecipazione al Concorso per la decorazione della Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, documentata da alcuni bozzetti. Tre anni più tardi Domenico Piola morì a Genova (1703).

 

 

Bibliografia

 

-          AA.VV., Il Barocco, Ed. Il Fiorino, Firenze, 1992.

-          AA.VV., La pittura italiana. Il ‘600, Ed. Electa, Milano, 1988.

-          Alizeri Federico, Guida artistica per la città di Genova, ed. Grondona, Genova, 1846-47

-          Gavazza Ezia e Rotondi Terminiello Giovanna (a cura di), Genova nell’età barocca, Nuova Alfa Editoriale, 1992.

-          Gavazza Ezia, Il momento della grande decorazione, in La pittura a Genova e in Liguria, vol. II, II ed., Genova, 1987.

-          Gavazza Ezia, Lo spazio dipinto. Il grande affresco genovese nel ‘600, Genova, 1989.

-          Ratti Carlo Giuseppe, Delle vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti genovesi tomo secondo scritto da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica e Parmense in continuazione dell’opera di Raffaello Soprani, Casamara, Genova, 1769 (Ed. anastatica Genova, 1965 e  Bologna, 1969)