Biografia di Pietro Paolo Raggi (Genova 1646 ca. - Bergamo 1724)

 

Scarse le notizie riguardanti la vita di Pietro Paolo Raggi riportate da Carlo Giuseppe Ratti nel 1769 e riprese da L. Lanzi nel 1834: il pittore, nato a Genova intorno al 1646, caratterizzato da un temperamento inquieto, si trasferisce successivamente a Torino, Savona, nella riviera di Levante e infine a Bergamo, dove muore nel 1724.

La voce del Thieme-Becker (1933) individua nell’artista consonanze stilistiche con Gio Benedetto Castiglione (il grande maestro della precedente generazione) e Gregorio de Ferrari  (suo coetaneo), oltre a una generica propensione per il caravaggismo.

Ricostruire il percorso artistico di P.P. Raggi in effetti è difficile sia perché piuttosto lungo e frammentato, sia perché sono poche le sue opere reperite sulla base delle fonti. La prima impressione è di un pittore eclettico e discontinuo e d’altra parte pochissimi sono stati sinora gli studi critici che lo hanno riguardato.

Secondo Ezia Gavazza in opere come la Trasverberazione di Santa Teresa per la Chiesa del Carmine di Genova traspare una sua rilettura del caravaggismo nei termini di ingenua narrazione teatrale. Nella Diana e Endimione del genovese Palazzo Negroni la tendenza è invece a una certa dipendenza da Pietro da Cortona: M. Newcome vede nelle sue opere una teatralità dei gesti legata al Cortonismo.

In altre opere (probabilmente giovanili) è più visibile l’ascendenza della scuola genovese, nella conoscenza dei naturalisti della prima metà del secolo, nell’interesse per le preziosità di Valerio Castello riletto da G. B. Merano: si vedano ad esempio Ester e Assuero e l’Adorazione dei Magi del Monastero delle Suore Pietrine a Genova-Sampierdarena.

Più tardo (ma per V. Belloni soltanto post -1665) deve essere invece il S. Bonaventura in estasi della chiesa dell’Annunziata a Genova, molto apprezzato dal Ratti, che presenta forme più composte e fissate in uno schema corrente nella tradizione genovese.

Nel Ratti Soprani è citato un momento di particolare vicinanza con G. B. Castiglione detto il Grechetto, in cui il Raggi, sulla scorta del maestro, esegue dei “Baccanali”.

Sempre aderenti alla tradizione genovese sono la Vergine col Bambino e Santi di Palazzo Bianco (Depositi, n. 512), il Cristo della moneta della Sala delle Udienze di Palazzo Reale e il S. Simone Stock che riceve lo scapolare della Chiesa del Carmine: qui, in alcuni particolari e nella composizione è leggibile il ricordo di Domenico Piola, superato tuttavia da una evidente risonanza di modi settecenteschi che suggeriscono una datazione tarda.

Della sua attività nella Riviera di Levante è traccia la tela con la SS. Trinità, S. Bernardo e S. Rocco per la chiesa di S. Stefano a Lavagna.

 


Bibliografia

 

-          AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al ‘500, II, dal ‘600 al ‘900.

-          Belloni V. , L’Annunziata di Genova, Genova, 1965.

-          Magnani L., Chiesa di N. S. del Carmine, Guide di Genova, n. 98, Genova, 1980.

-          Newcome M., Notes on Gregorio de Ferrari and the Genoese Baroque, in “Pantheon”, XXXVII, 1979.

-          Ratti Carlo Giuseppe, Delle Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti genovesi tomo secondo scritto da Carlo Giuseppe Ratti Pittore e Socio delle Accademie Ligustica  e Parmense in continuazione dell’opera di Raffaello Soprani, Casamara, Genova, 1769 (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1969).

-          Soprani Raffaello-Ratti Carlo Giuseppe, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda Edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustica , e Parmense. Tomo primo, Casamara, Genova, 1768, (edizione anastatica, Genova, 1965 e Bologna, 1970).

-          Thieme-Becker, XXVII, Leipzig, 1933.