Biografia di Lazzaro Tavarone (Genova 1556?-1640)

 

Lazzaro Tavarone nasce a Genova nel 1556, secondo il Soprani, e si forma presso la bottega di Luca Cambiaso, che lo assume come aiuto e nel 1583 lo portà con sé in Spagna a lavorare per Filippo II. Alla morte di Luca (1585) è impegnato negli appartamenti reali dell’Escorial insieme al figlio di Cambiaso, Orazio, Fabrizio Castello e Nicola Granello.

Giulio Spinola, che era stato ambasciatore presso Filippo II, gli offre la possibilità di un ritorno a Genova, città da cui era partito come semplice aiuto, con una commissione importante: Lazzaro partecipa (1592) alla decorazione di Palazzo Spinola in Strada Nuova (oggi sede della Deutsche Bank in via Garibaldi 5).

Segue un’altra commissione da parte di Giovanni Andrea Doria, conosciuto a Madrid e principale esponente della politica genovese filo-spagnola, per la decorazione a fresco della villa già di Adamo Centurione a Pegli, ereditata da Giovanni Andrea nel 1590.

In questa fase della sua lunga carriera sono rare le commissioni per tavole d’altare e le tele a olio.  Tra il 1606 e il 1608 è documentata la decorazione della facciata a mare del Palazzo S. Giorgio, la cui complessa iconografia è imposta dai Magnifici: questi non nascondono la diffidenza per un frescante, sia pure allievo di Luca Cambiaso, ma comunque un “pratico”, non un intellettuale come poteva essere Giovanni Battista Paggi, che gli dovette fornire una consulenza prospettica.

Alla fine del primo decennio del ‘600 comincia una serie concatenata di committenze religiose: nel 1612 sono suoi gli affreschi della volta del nuovo presbiterio della chiesa di S. Maria delle Vigne, con la Gloria di Maria, lo Sposalizio della Vergine e la Circoncisione, affreschi che documentano un suo distacco dalla maniera di Cambiaso, con inserti figurativi realistici e con l’accentuazione degli elementi narrativi.

Nel 1614 lavora in Albaro alla decorazione della villa Paradiso di Giacomo Saluzzo, per un ciclo molto apprezzato dal Soprani, con un programma decorativo ricco di figure allegoriche e denso di implicazioni concettuali (volta del salone con Alessandro Farnese alla conquista di Anversa).

Il ritrovamento nel 1610, nell’archivio del Banco di San Giorgio, di documenti autografi di Cristoforo Colombo, aveva dato un impulso, inconsueto fino a quel momento, alla storiografia colombiana a Genova, e ha una immediata eco nel ciclo di affreschi di soggetto colombiano del palazzo di Francesco De Ferrari (oggi Palazzo Belimbau) di fronte  all’Annunziata del Vastato, di datazione controversa.

Certa la datazione (1615) invece del ciclo del palazzo di Nicolò Grimaldi (nell’odierna via S. Luca), documentata dall’Alizeri che la lesse sull’affresco. Segue la decorazione eseguita per l’altro Grimaldi, Francesco, nei saloni dei due piani nobili del palazzo di piazza Pellicceria (oggi sede della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola).

Sono del 1622  gli affreschi dell’abside del duomo di S. Lorenzo: nel catino, S. Lorenzo che indica i poveri al prefetto Valeriano e il Martirio di S. Lorenzo nella volta.

Lazzaro realizza ancora nel 1626 un grande affresco con l’Ultima cena per l’Ospedale di Pammatone, che sarà poi staccato e collocato nella navata destra di S. Lorenzo.

Nel Tigullio, nella chiesa di S. Maria di Nazareth a Sestri Levante, è conservata una  Madonna del Carmine e i Santi Lorenzo e Giovanni Battista che gli era tradizionalmente attribuita, ora assegnata a Francesco Merano (1619-1657) grazie a un restauro che ne ha rivelato la firma.

La vecchiaia lo costringe a ritirarsi a poco a poco dall’attività, ma ancora tra il 1627 e il 1634 lo troviamo attivo, anche se stancamente, nell’Oratorio della Confraternita dei Santi Nazario e Celso di Multedo per tener fede a un impegno assunto molti anni prima, nel 1604.

Secondo Soprani sarebbe morto nel 1641, ma probabilmente la data è da anticipare al 1640: nel marzo di quell’anno fa il suo ultimo testamento in favore della nipote e il 26 novembre 1640 deve essere già morto se i suoi esecutori testamentari chiedono una proroga  di sei mesi per la vendita della sua casa.

 

 

Bibliografia

 

-         AA. VV., La pittura a Genova e in Liguria, Ed. Sagep, Genova, 1998, 2 voll., I, dagli inizi al ‘500, II, dal ‘600 al ‘900.

-         Alfonso L., Lazzaro Tavarone, in “La Berio”, n. 2, 1971.

-         Collobi Ragghianti L., Lazzaro Tavarone disegnatore, in “Critica d’arte”, n. 5, marzo 1954.

-         Parma Elena (a cura di), La pittura in Liguria. Il Cinquecento,  Ed. Microart’s, Recco, 1999, pp. 413-414.

-         Soprani Raffaello, Le vite de’ Pittori, Scoltori e Architetti Genovesi e de ’forastieri che in Genova operarono, Genova, 1674.